I Domenica di Quaresima 

Anno C – Deuteronomio 26, 4-10; Romani 10, 8-13; Luca 4, 1-1 

LA GRANDE PROVA 

Giancarlo Bruni O.S.M., in Il suonatore di flauto, ed. Servitium ed. a Cura del Priorato di Sant’Egidio – Sotto il Monte  (BG) pag. 45-47; 1.a di Quaresima, Anno C 

1. In questo tempo di quaresima, i chiamati  da Gesù a stare con lui, a condividere co5mpito  e sorte, lo seguono nei suoi spostamenti dal  deserto della tentazione al monte della  trasfigurazione, dal cammino verso Gerusalemme in Gerusalemme. Qui il suo  essere passione di verità e di amore perverrà al  culmine non negandosi a quanti gli procureranno dolore e morte. 

2. Oggi, prima tappa quaresimale, la lettura  ci conduce nel deserto e i nostri occhi si fissano  su un Gesù messo alla prova per quaranta  giorni, come già Mosè, Israele ed Elia. Nel  deserto, luogo senza appigli, vuoto, ove accade  il discernimento del cuore (Deuteronomio 8, 2),  la nitida percezione di chi e di che cosa ci abita  e ci determina, di chi e di che cosa scegliamo  come determinanti il nostro modo di vivere.  Gesù non è sottratto e non si sottrae a questa  condizione umana: «Fu condotto dallo Spirito  nel deserto», e la prova a cui è sottoposto  riguarda la declinazione della sua filialità. Il  proclamato Figlio di Dio nel battesimo come  deve concretamente tradurre questa filialità?  Gesù è preso tra due fuochi, quello della “via  diabolica” alla filialità, la via larga, e quella  della “via dello ‘sta scritto’” alla filialità, la via  stretta. In sintesi, il divisore, ma a turno anche  Simone (Marco 8, 21-23), la folla (Giovanni 6,  14-15) e i capi (Marco 15, 29-32) a segno di un  essere provato fino all’ultimo giorno della vita,  propone a Gesù di rendersi un messia  accettabile, accordando la sua filialità al  desiderio dell’uomo che, in quanto egli stesso  uomo, non gli è estraneo: diventa un messia che  risolve il tuo e l’altrui problema della fame, un  messia governatore dei regni della terra a fin di  bene e un messia autore di gesti religiosi da  scolpire nell’immaginario popolare, indici della sicura e complice presenza di un Dio con te, a  tuo favore. 

Suggerimenti di buon senso e di sicuro  consenso a cui Gesù dice no secondo lo “sta  scritto”: il Padre, il solo adorato – il solo  ascoltato -, il mai messo alla prova, è non solo  l’origine della sua filialità-messianicità, ma  l’indicatore del come esercitarla. Nella lucida  consapevolezza che la via del tentatore dai molti  volti e dai molti nomi finisce per ridurre l’uomo  a stomaco, a gregario del potere, ad alienato  religioso. Via a cui Gesù non si prostra. Eppure, via affascinante per la sua plausibilità che trova  eco nel cuore dell’uomo, il suo presentarsi a fin  di bene chiamando a suo testimone Dio stesso.  Infatti, come già nell’“in principio” della  tentazione di Adam, così ora siamo dinanzi a un  conflitto di interpretazioni della parola di Dio,  quella del serpente – diavolo – nemico dell’uomo, dai molteplici travestimenti, e quella  dello Spirito che dimora in Gesù, fatta propria  da Gesù.  

3. Pagina illuminante per l’uomo di sempre  chiamato, una volta per sempre, a dare il nome a  chi e a che cosa determina il proprio esistere:  per Gesù, il Padre e la parola del Padre  contenuta nello “sta scritto” e compresa  rettamente alla luce dello Spirito che lo ha  accompagnato nel deserto della prova. Parola  che non contempla il messianismo economico,  politico, esibizionistico come via alla  rivelazione del Padre, quale buona notizia per  l’uomo. Seduzione a cui Cristo ha detto no in  nome di una filialità la cui declinazione secondo  Dio verrà esplicitata nel corso del Vangelo.  Gesù è Figlio di Dio e lo è secondo il pensare, il  sentire e il volere di Dio e di nessun altro. E le  chiese?

Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose.

Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI).