V Domenica del Tempo Ordinario 

Anno C – Isaia 6, 1-2a.3-8; 1 Corinzi 15, 1-11; Luca 5, 1-11 

PRENDERE IL LARGO 

Giancarlo Bruni O.S.M., in Il suonatore di flauto, ed. Servitium ed. a Cura del Priorato di Sant’Egidio – Sotto il  Monte (BG) pag. 109-110; 5.a del Tempo Ordinario, Anno C 

1. Luca invita i suoi lettori a seguire Gesù  nello svolgimento del suo programma, una  itineranza dalla Galilea (Luca 4, 31) alla  Giudea (Luca 4, 44) perché «è necessario che  io annunci la buona notizia del regno di Dio»  (Luca 4, 43) ovunque. Vale a dire la vicinanza  di un Dio che, nella parola ricca di autorità e di  potenza di Gesù (Luca 4, 32. 36), svela la sua  regalità in termini di liberazione dell’uomo da  ciò che gli impedisce di essere veramente  uomo. E in questo contesto che avviene la  chiamata dei primi quattro discepoli. Luca ama  sottolineare che Simone e, sottinteso, Andrea – vedi i plurali dei versetti 5, 6.7 – e i loro  compagni Giacomo e Giovanni già frequentavano Gesù assieme alla folla. Una  frequentazione che ora diviene sequela:  «Lasciarono tutto e lo seguirono». 

2. Il passaggio dal lasciare al seguire è  esemplificato nel dialogo Gesù-Simone, che  inizia con una parola di Gesù: «Prendi il  largo»; prosegue con tre parole di Simone:  «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non  abbiamo preso nulla», «Maestro, sulla tua  parola getterò le reti», «Signore, allontanati da  me che sono un peccatore»; e si conclude con  una parola di Gesù: «Non temere; d’ora in poi  sarai pescatore di uomini». Dall’insieme di  questi passaggi emerge evidente il tragitto di  Simone: dalla delusione al riprendere il largo in  forza di una parola che è sempre via d’uscita  all’amara e fallimentare situazione del presente. 

La parola di un già riconosciuto Maestro  (Luca 5, 3) che, a seguito della pesca  sovrabbondante – e il pensiero va al racconto  post-pasquale giovanneo (Giovanni 21, 1-14) -,  verrà confessato come Signore, unicamente alla  proclamazione di sé come peccatore, una  distanza che il Santo colma con una vicinanza di  misericordia e con una parola che dischiude  Simone a un imprevisto orizzonte: da pescatore  di pesci a pescatore di uomini, oltre ogni timore  unicamente affidato alla parola che chiama. La  risposta di Simone e degli altri tre a questa uscita  verso mondi insperati e forse sospirati è stata la “sequela”, vale a dire l’essersi lasciati pescare,  catturare dalla parola del Maestro-signore per  stare con lui e per condividere il suo sogno di  catturare, pescare uomini dalle oscure profondità  del male, di cui in quel contesto il mare è  metafora, per farli emergere alla luce di una vita  orientata dalla sua parola di luce. 

3. E la barca di Simone da cui Gesù ammaestrava (Luca 5, 3) diventano Simone  stesso, i tre e noi, chiamati a prendere il largo  dalle nostre stanche e abitudinarie consuetudini  mentali, pratiche ed ecclesiali per divenire,  pescati da lui, barche attraverso cui la Sapienza  continua ad attrarre uomini e donne conducendoli al largo, nello spazio di Dio e del  suo pensare.

Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose.

Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI).