V Domenica di Quaresima 

Anno C – Isaia 43,16-21; Filippesi 3, 8-14; Giovanni 8, 1-11 

SALPARE VERSO LA MISERICORDIA 

Giancarlo Bruni O.S.M., in Il suonatore di flauto, ed. Servitium ed. a Cura del Priorato di Sant’Egidio – Sotto il Monte  (BG) pag. 57-59; 5.a di Quaresima, Anno C 

  1. Un brano di sapore lucano – perfetta  sarebbe la sua collocazione dopo Luca 21,38 -,  introdotto tardivamente nel Vangelo di Giovanni conclude il cammino quaresimale nel tempio di  

Gerusalemme ove, per usare un’espressione di  Agostino, misera et misericordia si incontrano.  Una conclusione ideale: questo episodio nella  intenzione del Lezionario riassume il percorso  storico di Gesù in termini di misericordia verso la  miseria umana, e apre ai giorni pasquali in cui tale  misericordia raggiungerà il proprio apice. 

  1. Nel racconto evangelico odierno la “miseria” è una donna sorpresa in flagrante  adulterio e portata da alcuni scribi e farisei al  cospetto di Gesù che, seduto, stava insegnando.  Un condurre che per la donna ha significato un  venire esposta alla umiliazione della piazza a cui,  sola tra la folla, risponde con il silenzio; mentre  nei confronti di Gesù viene giocato un vero  tranello: se perdona contraddice la legge mosaica,  evidentemente a livello di principio data  l’impossibilità di mettere concretamente a morte  qualcuno, se condanna contraddice il diritto  romano che riservava a sé la pena della  lapidazione. Un tranello in vista di una possibile  accusa a cui Gesù, solo tra la folla, risponde con il  silenzio. Gesù e la donna, due solitudini che  attendono lo sciamare della gente per ritrovarsi  soli faccia a faccia per parole decisive. 

Gesù è chiamato a dare la sua interpretazione  al comando di lapidare l’adultera (Levitico 20,10;  Deuteronomio 22,22-24): «Tu che ne dici?». Sono  a confronto due insegnamenti, quello di Mosè e di  Gesù, a cui Gesù risponde con un gesto  enigmatico ripetuto due volte: «[…] si mise a  scrivere col dito per terra», e con una argomentazione ad hominem: «Chi di voi è senza  peccato, getti per primo la pietra contro di lei», e  tutti, a cominciare dai più anziani, se ne andarono. Accade di essere sempre pronti a pubblicizzare i peccati altrui, meno i propri. Ma è nel gesto che sta la vera interpretazione della  Legge, esso rimanda alla doppia redazione delle  tavole della Legge mosaica (Esodo 32-34) scritta  dal dito di Dio (Esodo 31,18; Deuteronomio 9,10),  con le sue parentesi dovute alla durezza del cuore  dell’uomo; Legge che egli reinterpreta e porta a  compimento non attraverso riscritture materiali, scrive in una terra che la sabbia cancella, ma  mediante la parola della Croce, narrazione di un  amore incondizionato e trasformante verso gli  adulteri nella carne e nel cuore, la prostituzione  agli idoli (Geremia 2, 20-25; 3, 6-8; Ezechiele 16;  Osea 2,14-16; 3,1).  

Parola fatta voce nel tu a tu con la donna:  «Donna, dove sono?», a voler dire scompaiano gli  accusatori dai templi, dalle piazze e dai cuori;  «Nessuno ti ha condannata? […] Nessuno», a  voler dire «misericordia voglio e non sacrificio»,  per questo «neanch’io ti condanno», «io non  giudico nessuno» (Giovanni 8,15); «Va’ e d’ora in  poi non peccare più», salpa verso la terra vergine  della misericordia. 

  1. Una brevissima conclusione: «dove siamo?».  Nella sponda degli adulteri resi casti dal perdono  di Cristo o nella sponda degli adulteri, e lo sono nella mente e nel cuore scribi, farisei e folla del  racconto evangelico, che puntano il dito contro? Non resta che lasciare che la sua mano prenda la  nostra mano per convertirla in mano di  riconciliazione. Dio in Gesù non vuole la morte  degli scribi, farisei e piazza giustizieri, ma che un  cuore di carne rimpiazzi il loro e nostro cuore di  pietra. Rischioso è ritenersi migliori dei ritenuti  peggiori.

Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose.

Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI).