III Domenica del Tempo Ordinario
Anno C – Numeri 8, 2-4.5-6.8-10; 1Corinzi 12, 12-31;Luca 1, 1-4; 4, 14-21
L’OGGI DI GESÙ TRASFORMA L’OGGI DEL POVERO
Giancarlo Bruni O.S.M., in Il suonatore di flauto, ed. Servitium ed. a Cura del Priorato di Sant’Egidio – Sotto il Monte (BG) pag. 104-105; 3.a del Tempo Ordinario, Anno C
1. Ogni Teofilo – che vuol dire “amato da Dio”, e tutti lo sono – è chiamato a entrare nella Scrittura lucana che può essere paragonata al giardino dell’“in principio”, luogo in cui Dio in Cristo passeggia con l’uomo raccontandogli buone notizie (Luca 4, 18) e suonandogli la dolce musica del flauto (Luca 7, 32). Un camminare fianco a fianco con le sue soste, oggi a Nazaret.
2. Osserviamone il movimento: l’itinerante Gesù (Luca 4, 14-15) giunge a Nazaret, ove, secondo il suo solito, entra di sabato nella sinagoga partecipando alla liturgia sabbatica, la cui ossatura consisteva nella lettura di un brano della Legge, a cui succedeva, sempre a voce alta, la lettura di un testo complementare dei profeti, concludendo questa liturgia della parola con l’esortazione (Atti 13, 15).
Quel sabato, lettore del brano profetico è Gesù, di cui si dice che era sua consuetudine la fedeltà settimanale alla comune liturgia: una ripetitività a ricordare che è nel tempo e nello spazio del solito e dell’ordinario che la novità si fa incontrare. Nel suo caso, nella pericope profetica di Isaia 61, 1-2 e 58, 6, che al suo cuore suona così: «Oggi questa Scrittura si è adempiuta nei vostri orecchi», in me la promessa diventa adempimento. Un lieto annuncio per l’orecchio dei poveri, di quanti, cioè, aspettavano e aspettano con fiducia l’anno di grazia del Signore, il suo venire a guarire l’uomo dalle sue molteplici prigioni, cecità e oppressioni (Matteo 11, 28-30).
3. A questo punto l’attenzione si sposta sugli uditori e su quanti oggi ascoltano la sua omelia. Con quali occhi lo guardiamo? «Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui», e con quali orecchi lo ascoltiamo? Non restano che lo sguardo e l’udito teologali del povero che nella fiducia, nella speranza e nell’amore apre sé stesso al dono di liberazione che proviene da «JHWH salva» (Matteo 1, 21; 3, 16), al dono della luce – illuminazione che proviene da «io sono la luce» (Giovanni 8, 12) – e al dono del sollievo che proviene dall’«io sono risorto» (Matteo 11, 29). Ove ciò accade, lì l’oggi del Signore trasforma l’oggi dei suoi poveri e, come già al tempo di Neemia, «il popolo che porgeva l’orecchio […] piangeva, mentre ascoltava le parole della Legge». Lacrime di gioia come quelle dei pastori a cui viene annunciato l’“oggi” di una nascita che arreca allegrezza (Luca 2, 10-11); quelle di Zaccheo la cui accoglienza di Gesù è equivalsa a “oggi” di salvezza (Luca 19, 9), e quelle del ladrone in croce a cui Gesù annuncia l’“oggi” del paradiso (Luca 23, 43). Non tutti gli incontri si equivalgono, di alcuni si ricordano l’ora (Giovanni 1, 39) e il giorno.
Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose.
Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI).