VII Domenica del Tempo Ordinario
Anno C – 1Samuele 26, 2.7-9.12-13.22-23; 1Corinzi 15, 45-49; Luca 6, 27-38
MISERICORDIOSI COME IL PADRE: AMARE IL NEMICO
Giancarlo Bruni O.S.M., in Il suonatore di flauto, ed. Servitium ed. a Cura del Priorato di Sant’Egidio – Sotto il Monte (BG) pag. 114-116; 7.a del Tempo Ordinario, Anno C
1. Amore del nemico è, in questa domenica, la sinfonia offerta al nostro ascolto dal suonatore di flauto di nome Gesù. Essa domanda il grande silenzio dell’attenzione e della concentrazione perché nessuna nota cada nel vuoto: «A voi che ascoltate, io dico: “Amate i vostri nemici […]. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro”» (Luca 6, 27.36). L’imperativo è accompagnato dalla ragione che lo fonda. L’amicizia con Gesù comporta l’amicizia con suo Padre e l’amicizia con il Padre comporta il condividerne pensieri, sentimenti e atteggiamenti mai capricciosi ma, anche se non di facile comprensione e attuazione, rispondenti a verità. E il fare verità è sempre ingresso nella libertà (Giovanni 8, 32), e libero è l’introdotto in un orizzonte d’amore che non conosce esclusioni. Ove il verbo “amare”, a cui è da connettere il termine “amico”, dice inclinazione affettuosa e colma di cura verso qualcuno, compreso il “nemico”, termine che dice declinazione della relazione in senso diametralmente opposto all’amicizia. Un nemico reale, concreto, personale, ma per estensione anche sociale, un tu radicato nella potenza perversa dell’odio, il cui frutto è avversione irriducibile e risoluta ostilità, che spingono al rifiuto e alla negazione dell’altro mossi dal desiderio di nuocergli: «Chiunque odia il proprio fratello è omicida» (1Giovanni 3, 15). In questa ottica, e rimanendo nell’alveo della terminologia del brano evangelico, nemico è chi ti fa del male, ti maledice, ti maltratta, ti percuote, ti rapina il mantello, cioè l’indispensabile, ti giudica e ti condanna, capitoli non esaustivi della grammatica dell’odio che genera le figure dell’ingrato e del malvagio. Una prospettiva tutt’altro che gratificante, che spiazza ogni buonismo a basso prezzo, e dalla quale è difficile tirarsi fuori. L’inimicizia è acquattata in noi e attende le opportunità che le sono date per emergere a galla. Il vangelo è rivelazione dell’oscurità che dimora nell’uomo.
2. Nel contempo, il vangelo è rivelazione che all’uomo è data la possibilità del grande esodo dall’inimicizia all’amicizia, dall’ostilità all’ospitalità, dall’odio all’amore in forza della forte parola di Gesù: ama, fai del bene, benedici, prega, porgi la guancia, dà in misura stracolma, non giudicare, non condannare e perdona l’ingrato e il malvagio.
Capitoli della grammatica dell’amore del nemico possibili ove la misericordia del Padre, vista in Gesù e trasmessa da Gesù, l’amico dei nemici fino al dono di sé, trova spazio nel regno della avversità, inclinandola verso il proprio nemico nella comprensione, nella compassione e nel perdono. Non si tratta di accondiscendere al male ma di coinvolgere se stessi nel sì al nemico con tutto il suo male, nella consapevolezza che solo l’amore è energia capace di trasformare in amici cuori nemici. È la prassi di Dio in Gesù; è una prassi sperimentata in sé dagli amici di Gesù, l’insieme degli incapaci d’amare gratuitamente amati; è una prassi che domanda prolungamento, fare agli altri ciò che è stato fatto a ciascuno: da nemici amati e resi amici ad amici che amano i propri nemici, ospitandoli in un cuore amico.
Questa è la musica di Dio in Cristo: «Vi abbiamo suonato il flauto» (Luca 7, 32). A noi il ballare o meno. Di certo Gesù non è venuto a condannare il nemico, ma a procurargli cuori amici attraverso i quali sperimentare che una vita felice e altamente umana è là ove l’amare non conosce parentesi. Il nemico attende l’amico che gli manca.
3. A conclusione, riferisco una testimonianza di chi idealmente ha risposto ballando alla musica di questo sognatore ebreo di nome Gesù: Signore, ricordati non solo degli uomini di buona volontà, ma anche di quelli che hanno cattiva volontà. Non ricordarti di tutte le sofferenze che ci hanno inflitto. Ricordati invece dei frutti che noi abbiamo portato grazie al nostro soffrire: la nostra fraternità, la lealtà, l’umiltà, il coraggio, la generosità, la grandezza di cuore che sono fioriti qui da ciò che noi pativamo. E quando questi uomini nemici giungeranno al giudizio, fa che tutti questi frutti che noi abbiamo fatto nascere siano il loro perdono! Amen.
Dalla preghiera di un prigioniero trovata accanto a un bambino morto nel campo di Ravensbrück. Chi ama il nemico lo ama nel tempo presente e intercede per la sua vita eterna a misura di Gesù che non ha mai condannato nessuno; un Gesù bacio dell’amore e del perdono di Dio a chi lo uccideva.
Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose.
Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI).