Santissimo Corpo e Sangue di Cristo 

Anno C – Genesi 14, 18-20; 1Corinzi 11, 23-26; Luca 9, 11b-17 

Giancarlo Bruni O.S.M., in Il suonatore di flauto, ed. Servitium ed. a Cura del Priorato di Sant’Egidio – Sotto il Monte  (BG) pag. 98-100; Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, Anno C 

Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù […].  Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una  città chiamata Betsaida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro  del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di  cure (Luca 9, 10-11). 

1. Noi siamo queste folle accolte da Gesù e  bisognose della cura di Gesù: la nostra ignoranza  della sua parola, la nostra malattia della sua  guarigione e la nostra fame del suo pane. Oggi è  il giorno dell’incontro tra il nostro corpo e la  nostra mente che invocano cure e la cura di Dio  resa visibile nel corpo di Gesù. Corpi, pertanto,  da leggersi come sacramento della verità  dell’uomo, essere-nel-bisogno, e della verità di  Dio in Cristo, essere-cura-al-bisognoso. Come sta  scritto: «Un corpo mi hai preparato […]; allora ho  detto: “Ecco io vengo […] per fare, o Dio, la tua  volontà”» (Ebrei 10, 5-17), la premura concreta  verso il povero mondo. 

2. Una premura, sottolinea il Vangelo odierno,  attenta a non congedare una folla in difficoltà di  cibo (Luca 9, 12-13). Dio in Gesù non manda mai  via nessuno, alla stessa maniera che non costringe  nessuno alla sua compagnia (Giovanni 6, 67). E  altresì una premura attenta a coinvolgere: «Voi  stessi date loro da mangiare» (Luca 9, 13). Il poco  condiviso, in obbedienza alla logica del dono,  diviene abbondanza al punto da saziare la fame di  molti, fino all’avanzo per altre mani tese e altre  bocche aperte. Frutto della condivisione è la  moltiplicazione, frutto della non condivisione è la  sottrazione. 

Un insegnamento che Gesù visibilizza  traducendolo in gesto: prese i cinque pani e i due  pesci, alzò gli occhi al cielo, benedisse, spezzò,  diede ai discepoli perché distribuissero. A voler  dire che il pane e il pesce, e altro ancora, è dono  di Dio, di cui ringraziare e da moltiplicarsi attraverso la via della condivisione e della  distribuzione. Dio in Cristo si prende cura della  fame dell’uomo e i discepoli, ma in verità ogni  uomo (Matteo 25, 31-46), devono leggersi come  il tramite del dono del pane da parte di Dio in  Cristo. 

3. Un dare pane che diventa il darsi del pane.  La stessa gestualità la ritroviamo infatti  nell’ultima cena, ma con una variante decisiva:  «Questo è il mio corpo che è dato per voi […].  Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue,  che è versato per voi» (Luca 22, 19-20). E i due  di Emmaus «l’avevano riconosciuto nello  spezzare il pane» (Luca 24, 35). 

Il Dio che in Gesù dà il pane è il Dio che nel  corpo e nel sangue di Gesù si fa pane, vita e  alleanza amica ad ogni affamato di cibo, di senso  alla vita e di vita eterna. A Dio non basta dare  cose buone, ma dare la cosa buona, sé stesso,  spezzandosi per l’uomo e offrendosi in pasto  all’uomo per amore dell’uomo. 

Questo raccontano il corpo e il sangue di  Gesù, e di Dio noi non sappiamo altro che quello  che è dato contemplare in quel corpo, suo luogo  rivelativo. E lo stesso dell’uomo. Quel corpo  spezzato e dato in pasto è l’immagine compiuta di  Dio e dell’uomo (Giovanni 19,30). Vero e felice è  l’uomo che, sospinto dallo Spirito del Risorto,  ogni giorno si affaccia alla vita dicendo: «Questo  è il mio corpo spezzato per voi […], dato  liberamente in pasto a voi», libero e gioioso servo  delle fami dell’uomo.

Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose.

Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI).