II Domenica di Quaresima
Anno C – Genesi 15, 5-12.17-18; Filippesi 3, 17-4, 1; Luca 9, 28b-36
TRASFIGURAZIONE È IL NOME DEL FUTURO
Giancarlo Bruni O.S.M., in Il suonatore di flauto, ed. Servitium ed. a Cura del Priorato di Sant’Egidio – Sotto il Monte (BG) pag. 48-50; 2.a di Quaresima, Anno C
1. La sequela di Gesù nel deserto lo ha rivelato a noi e ha rivelato noi a noi stessi come creature sottoposte alla grande prova della scelta della ragione ultima che fonda e orienta l’esistere: il Padre e la sua parola o altro. Oggi, identificati con Pietro, Giovanni e Giacomo, veniamo condotti sul monte della trasfigurazione.
2. L’evento avviene alcuni giorni dopo l’annuncio della passione e delle condizioni per seguire Gesù (Luca 9, 22-26), su un innominato monte, e non a caso. La montagna nel linguaggio religioso è il luogo ideale dell’incontro Dio-uomo: da un lato, indica un abbassamento, la discesa di Dio dal cielo della sua alta inaccessibilità e, dall’altro, un innalzamento, la salita dell’uomo dalla pianura di pensieri tutt’altro che elevati: «Il mio popolo è duro a convertirsi: chiamato a guardare in alto, nessuno sa sollevare lo sguardo» (Osea 11, 7).
L’incontro di Gesù con il Padre avviene dunque in montagna, in un contesto orante; è mentre dialoga con il Padre che Gesù viene illuminato dal Padre tramite Mosè, la legge, ed Elia, la profezia, e la sua stessa voce. Una illuminazione dai molti aspetti. Innanzitutto, Gesù viene iniziato alla conoscenza del suo destino ultimo, l’approdo al monte di Dio-luce in un volto di luce e in una veste candida, oltre l’oscurità del male e della morte. In secondo luogo, viene sottolineato il fatto che al monte della trasfigurazione si perviene attraverso la cima del monte della croce, la vetta di un amore che si fa domanda di perdono per lo stesso uccisore (Luca 23, 34).
Di questo esodo dalla terra al cielo, percorrendo il sentiero dell’amore, Gesù parla con Mosè ed Elia, dando compimento alla lunga catena degli esodi: dalla schiavitù alla libertà, dall’idolatria al Dio vivente, dal cuore di pietra al cuore di carne, e ora dalla morte alla vita. In terzo luogo, nella trasfigurazione di Gesù viene esplicitato il rapporto tra Mosè ed Elia, ricapitolazione di Israele, e Gesù: egli è, come è stato scritto, il «giudaismo trasfigurato». L’uno è luce, l’altro lo splendore della luce. Inoltre, nel monte della trasfigurazione, viene profetizzato il destino ultimo dell’uomo di ogni tempo e dei mondi di ogni luogo. Messaggio di alta speranza. Nel volto luminoso di Cristo vediamo in prospettiva il nostro e quello di ogni umana creatura, e nella veste sfolgorante di Cristo vediamo l’intero creato, un futuro di luce. Gli universi non saranno distrutti ma trasfigurati. Infine, sul monte della trasfigurazione accade una illuminazione dei discepoli: viene aperta una fessura al loro non comprendere il linguaggio della croce, l’amore ucciso risorge come parola ultima della realtà; e viene sprigionato il loro desiderio: «È bello per noi essere qui» avvolti nella luce del Trasfigurato, che è desiderio di vita nell’amore oltre ogni limite, non stroncato dal principio del nulla eterno. Discepoli restituiti alla realtà dalla voce: «Ascoltatelo».
Nel frattempo della storia i “rapimenti” durano un istante, nella quotidianità gli occhi sono resi veggenti dall’udito, un ascolto che interpella a camminare dietro a lui, alla luce del discorso della pianura che eleva ad altezza di un amore fino alla croce, vetta da cui si spicca il volo nel regno della realtà risorta e trasfigurata. Scindere croce e gloria è impossibile, e chi lo teorizza non sa quello che dice (Luca 9, 33), mentre, dinanzi a esperienze come quella vissuta dai tre discepoli, non resta che il silenzio di chi sa di non avere parole atte a esprimerle (Luca 9, 36), nell’attesa che venga data una lingua adatta (2Pietro 1, 16-18).
3. Messaggio di alta speranza. Nel volto luminoso di Cristo il futuro umano-cosmico si consegna alla nostra intelligenza contemplativa e ci ricorda che è la montagna dell’amore, il Golgota, a partorire la montagna della luce, il Tabor. A ciascuno il suo frammento.
Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose.
Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI).