Domenica delle Palme e della Passione del Signore 

Anno C – Isaia 50, 4-7; Filippesi 2, 6-11; Luca 19, 28-40;22,14-23,56 

CONDANNA A MORTE DI UN BESTEMMIATORE E SOBILLATORE 

Giancarlo Bruni O.S.M., in Il suonatore di flauto, ed. Servitium ed. a Cura del Priorato di Sant’Egidio – Sotto il Monte (BG) pag. 60-62; Domenica delle Palme e della Passione, Anno C 

1. La Domenica delle Palme è porta di ingresso  alla settimana della passione: Gesù il seduto su un  puledro, la cavalcatura del Messia mite e umile,  acclamato dalla folla gioiosa dei discepoli il  «Benedetto che viene, il re, nel nome del Signore»  (Luca 19, 37-38), è il «re crocifisso» (Luca 23, 33.38).  

Sono gli estremi di una vicenda interpretata in  molti modi che l’evangelista Luca si premura di  registrare concentrando l’attenzione sul crocifisso, un  dato di fatto che egli definisce «spettacolo» (Luca 23, 48) accompagnato da molteplici reazioni: «I capi lo  deridevano… anche i soldati lo deridevano… e uno  dei malfattori appesi alla croce lo insultava» (Luca 23, 35-39). La ragione di questo comportamento è la  medesima per i capi, i soldati e uno dei malfattori:  «Ha salvato altri! Salvi sé stesso, se lui è il Cristo di  Dio, l’eletto» (Luca 23, 35.37.39). È il ritorno alla  grande tentazione (Luca 4, 13). 

2. A questo «bestemmiatore» (Luca 22, 71) e a  questo «sobillatore del popolo» (Luca 23, 1-2) è  offerta un’ultima via d’uscita, rendersi credibile quale  inviato di Dio scendendo dalla croce, diversamente  verrà confermato su di lui il giudizio che quella  condanna a morte significa. Croce come segno di  maledizione a causa della bestemmia: «Maledetto chi  è appeso al legno» (Galati 3, 13 = Deuteronomio 21, 23), croce come segno di esclusione dal diritto di  cittadinanza a causa della sovversione.  

Gesù in croce diventa dunque per alcuni partecipazione a uno spettacolo dal contenuto  singolare: quell’uomo e il Dio che dice di  rappresentare non possono far parte di determinati  orizzonti religiosi e socio-politici, e ciò in nome di  una propria lettura di Dio e di proprie motivazioni  politiche. Vi è una “ragione religiosa” e una “ragione  di Stato”, ieri – oggi – domani, che non può che  crocifiggere la ragione che ha posto la scure alla  radice di ogni istituzione religiosa e socio-politica, ieri  – oggi – domani. 

Ma non è questa la sola visione di quel crocifisso:  vi è quella dei conoscenti e delle donne che «osservavano questi avvenimenti» (Luca 23, 49)  cercandone il significato profondo in attesa che venga  loro svelato, e quella delle folle che si percuotevano il  petto ripensando a questo spettacolo (Luca 23, 48), e  ancora quella del malfattore che riconosce in Gesù  l’innocente e ne invoca il ricordo (Luca 23, 40-42).  Un crescendo che culmina nella proclamazione del  centurione: «Visto ciò che era accaduto, il centurione  dava gloria a Dio dicendo: «veramente quest’uomo  era giusto»” (Luca 23, 47). Ove giustizia vuol dire  fedeltà a sé stessi e al proprio compito fino a morirne.  Quel crocifisso è giusto perché ha adempiuto sino in  fondo il mandato ricevuto di rivelare la giustizia di  Dio come amore in termini di “condivisione”, di  “inclusione” e di “redenzione”. 

Chi ama visita gli amati ovunque si trovino,  anche in croce facendosi crocifisso con i crocifissi.  Chi ama nel suo amore include giusti e ingiusti,  benedetti e maledetti, ligi all’ordine costituito e ribelli,  ed è bacio a chi ritiene bestemmia un simile volto di  Dio e terra ospitale a chi espelle una simile visione di  Dio: «Padre, perdona loro perché non sanno quello  che fanno» (Luca 23, 34). Solo l’amore redime, e  accoglierlo è aver trovato il proprio paradiso già sulla  croce (Luca 23, 43). 

3. Questa settimana non abbiamo altro da fare  che contemplare quel crocifisso con gli occhi del  cuore della folla, delle donne, del malfattore pentito e  del centurione per essere invasi da un amore che ci  costituisce luoghi attraverso cui guardare con amore  fino a morirne, ogni capo, ogni soldato e ogni  malfattore che misconoscono l’amore.  

Come Dio nel suo Inviato. Da questa croce non si  scende, verso di essa si cammina: «Mentre stavano  compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in  alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in  cammino verso Gerusalemme» (Luca 9, 51), la  decisione di rivelare l’altezza dell’Amore.

Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose.

Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI).