Battesimo del Signore 

Anno A – Is 42,1-4.6-7; Sal 28; At 10,34-38; Mt 3,13-17 

L’UOMO NUOVO 

Giovanni Vannucci O.S.M., in Risveglio della coscienza, ed. Servitium, Milano 1984-20192; Battesimo del Signore, Anno A 

Gesù andò sulle rive del Giordano per essere  immerso nell’acqua. Giovanni gli si oppose: «Sono io  che ho bisogno di essere immerso da te nell’acqua, e  tu vieni da me?». Gesù gli rispose: «Lascia che sia  così; bisogna che portiamo a compimento tutta la  giustizia!». Allora lo immerse nell’acqua (Matteo 3,13-15). 

Gesù non compie dei gesti inutili, le sue parole:  «Bisogna che noi portiamo a compimento tutta la  giustizia» sottolineano l’importanza della sua  immersione nelle acque del Giordano. Il periodo che  con Gesù si chiudeva era quello della giustizia. 

La giustizia che stabilisce i doveri e i diritti sia nei  rapporti con Dio sia con gli altri. Quando il dovere non  viene compiuto, il responsabile deve pagare,  compiere qualcosa che stabilisca l’ordine turbato.  «Chi avrà battuto suo padre o sua madre sia fatto  morire […] Chi avrà maledetto suo padre o sua madre  sia fatto morire» (Esodo 21, 15-17); «Quando uno  avrà peccato per errore […] offra al Signore per il suo  peccato un giovenco sano» (Levitico 4, 4); «Aronne  sgozzi il capro in espiazione dei peccati del popolo,  così purifichi il tempio dalle immondezze e dai  peccati dei figli d’Israele» (Levitico 16, 15-16). 

La purificazione di Giovanni – il più grande dell’era  della giustizia, ma inferiore al più piccolo della nuova  era (Luca 7, 28) – è ispirata alla giustizia: «Chi ha due  tuniche ne dia una a chi non ne ha» (Luca 5,11). 

Gesù discese nelle acque dove i battezzati da  Giovanni deponevano i propri peccati  riemergendone purificati. Lui, l’incontaminato,  immergendosi nelle acque, assumeva su di sé il peso  dei peccati dell’uomo, aboliva tutte le forme di  riscatto rituale espiando per ogni uomo, liberandolo  in conseguenza dalle facili purificazioni, e indicando  che il peccato si espia con il risveglio del germe divino disseminato nella coscienza, portandolo a  maturazione nella grandezza dei figli di Dio. Da quel  momento la penitenza sarà la seconda nascita nel  fuoco e nello Spirito, le opere espiatorie saranno  l’indefessa ricerca del cambiamento di mente. 

Appena riemerso dalle acque, i cieli si aprirono, lo  Spirito di Dio discese sopra di lui come una colomba  e una voce disse: «Questo è il mio figlio amato»  (Matteo 3, 17). 

Un nuovo ciclo di vita iniziava per gli uomini. Il  passaggio dal vecchio al nuovo non sarebbe avvenuto  

in un miracoloso istante, ma lentamente con  movimenti da ere geologiche; continui risvegli dei  vecchi modi avrebbero cercato di dare forma e  permanenza alla novità, questa sarebbe andata oltre  tutte le possibili formulazioni, oltre tutti i tentativi di  accaparrarla, fino ai nostri giorni, nei quali sentiamo,  nel crollo di tutte le costruzioni, più forte la nostalgia  di vivere la vita dell’uomo nuovo senza contaminanti  deformazioni. 

Lo Spirito di Dio fu su Gesù che riemergeva dalle  acque. 

Lo Spirito di Dio è l’energia creatrice e redentrice;  alita sulle acque del caos producendovi le infinite  forme della vita; soffia nel cuore degli uomini e vi  risveglia i più nobili sogni, le più ardue imprese che  portano avanti la coscienza verso la libertà e la verità. 

Lo Spirito di Dio è sopra Gesù, per comunicare a  tutti gli esseri nuovi impulsi di grandezza, di nobiltà,  di bellezza. Gesù è al centro dell’annoso cammino  dell’uomo. In lui l’umanità sofferente, caotica,  deformata dallo spirito di avidità, di potenza, di non 

verità, ritrova il suo cammino verso un armonioso  equilibrio e una matura illuminazione. 

Gesù è al termine delle ere che lo hanno  preceduto e all’inizio di quelle che verranno dopo di  lui. 

Con lui principia l’era dell’amore-comunione,  dell’amore gratuito, non deformato da nessuna  finalità, dell’amore in sé come modo di essere e come  dimensione di pura gioia. 

L’amore libero e immotivato, come il canto  dell’usignolo nelle notti di maggio, amore che si offre  senza domandare ricompensa, riconoscenza,  gratitudine; amore che annulla la giustizia come il  fiore che muore nel frutto: «Date senza richiedere  indietro» (Luca 6, 30); «A chi ti chiede la tunica dà  anche la camicia» (Luca 6, 29); «Sii in comunione con  i tuoi nemici» (Luca 6, 28); «Getta continuamente allo  sbaraglio la tua vita se vorrai conquistarla» (Matteo  10, 39); «Quando sei nel tempio per presentare i tuoi  doni, non fermarti a pensare a Dio, ai tuoi peccati,  alle tue necessità: interrogati se sei in comunione con  gli uomini» (Matteo 5, 24). 

L’offerta continua di noi stessi dilata la coscienza  al di là dei suoi limiti, la riempie di fame e di sete  dell’infinito, fino a renderla una sola realtà con  l’immensità divina portata da Gesù all’uomo.

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