VI Domenica di Pasqua  

Anno A – At 8,5-8.14-17; Sal 65; 1Pt 3,15-18; Gv 14,15-21 

IL NUOVO RESPIRO 

Giovanni Vannucci, «Il nuovo respiro», 06a domenica di Pasqua, Anno A; in Risveglio della coscienza, 1a ed. Centro studi  ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984; Pag. 78-80. 

Potremmo definire il brano di Giovanni  14,15-21, insieme ad altri brani naturalmente,  la genesi, la nascita dell’uomo nuovo nella  nuova realtà coscienziale di Cristo. «Se mi  amate, custodite le mie parole-germi». 

Amare Cristo significa rispondere  attivamente all’Amore infinito che ci avvolge  e ci feconda; custodire le parole di Cristo, vuol  dire preparare loro la matrice adatta ad  accoglierle, farle germinare e nascere,  riceverle nella loro originaria forza, con forte  umiltà che ci aiuti ad allontanare qualunque  altra energia germinativa che nasca dalle zone  egoistiche del nostro essere personale.  

L’opera di ascesi, di purificazione, di  offerta totale di se stessi alle forze  santificatrici della grazia, richiesta ai fedeli di  ogni verbo religioso, risponde alla necessità di  proteggere, in una matrice incontaminata e  adatta, le parole-seme di ogni rivelazione;  solo quando esse trovano una terra gentile,  pura, nasce l’uomo generato da Dio. Quando  la matrice è pronta, allora Cristo nasce e  l’uomo nasce, la parola si fa carne, la carne si  fa luce e l’uomo impara ad amare.  

In questo abbraccio fecondo, luminoso,  senza ombre, la suprema invocazione di  Cristo: «Pregherò il Padre che mandi il  Consolatore», si rivela energia trasformatrice  che dinamizza la terra, la carne, il sangue e li  fa fiorire in uno spazio nuovo: lo Spirito; lo  Spirito si fa carne, la carne diviene Spirito. Il  respiro dell’uomo è unito a quello di Dio, il  respiro di Dio è unito a quello dell’uomo,  nasce il nuovo soffio, il nuovo alito divino umano. Il fango sale verso la luce, la luce si  riveste di materia.  

Questo è lo Spirito di verità, il vero respiro  di Dio e dell’uomo. 

L’uomo che non si apre al nuovo ritmo  gioioso, non può vedere, conoscere la novità:  rimanendo chiuso nelle vecchie mura, non  può aprirsi alla luminosa vita del nuovo  respiro. 

L’uomo non è più orfano, il nuovo respiro  lo rende fecondo, la sua fioritura e crescente  fruttificazione sono il perenne ritorno di  Cristo.  

Cristo torna quando il tempo umano cessa,  quando lo spazio umano si infrange  nell’infinito divino; quando il tempo si  spoglia della sua caducità, la terra perde i suoi  pesanti limiti e l’uomo comprende che non c’è  più la morte, la risurrezione ha trasformato la  morte in una provocazione assoluta alla vita.  

Nel nuovo respiro la terra dona i frutti  attesi da millenni, luce visibile, luce che tutto  compenetra, amore per la terra e per il cielo,  per ogni essere esistente, amore che disvela  l’universo nel suo vero significato di gloriosa  manifestazione dell’Invisibile: il cielo è ormai  sulla terra fino alla consumazione delle ere.  

Nel nuovo respiro l’uomo potrà vivere la  vita, quella vita che si apre il varco attraverso  tutte le morti, e avanza, potente e gioiosa,  finché rimarrà una morte da oltrepassare.  Allora sapremo che Cristo, il Vivente, è nel  Padre, che gli uomini viventi sono nel Figlio e  il Figlio è in loro nella sconfinata gioia di aver  ritrovato la loro vera natura di figli dell’unico  Padre. 

I viventi, fecondati dalle parole-seme del  Figlio, ameranno, il loro amore sarà illimitato  come l’amore del Padre. Vivranno; non  parleranno della vita, vivranno. Le vecchie  gloriose istituzioni crolleranno tarlate,  rimarranno un esercizio per i dotti cultori del  passato, trionferà la vita che dal Padre 

trabocca nel Figlio, dal Figlio ai figli, dai figli  risale gioiosa alla sua prima sorgente. I figli, che respireranno il nuovo respiro  divino, andranno incontro all’uomo, a ogni  uomo di qualunque colore sia la sua pelle,  l’inviteranno a costruire la novità, ove  ciascuno è se stesso e tutti si sentiranno  destinati a vivere l’amore per l’amore,  saranno una nuova stirpe di uomini animati  dalla fede fino all’abbandono, alla totale  rinuncia della propria volontà, stirpe  chiamata a edificare, in un impeto travolgente  di amore, il nuovo tempio.  

Il nuovo soffio divino, energia essenziale e  totalizzante, coinvolgendo tutto l’uomo,  rivelerà la verità delle cose create, l’eterno  nella caducità delle cose e degli eventi, il  permanente nelle forme illusorie ed effimere,  manifesterà le conquiste della mente nel  doloroso svolgersi delle vicende umane,  inizierà le coscienze alla vita di  contemplazione e il cuore inquieto vi troverà  la pace. Il nuovo respiro illuminerà la mente  rendendola attenta alla parola eterna, docile  alla sua silenziosa operosità. Il nuovo respiro  si rivelerà come vita, non arida e lontana  dottrina; le sue impulsioni vitali appariranno  non astratte parole ma modi possibili di  essere, tendenti a rendere spirituale la mente  che vive di essi.  

La Sapienza rivestirà le coscienze,  attuandosi in una viva comunione con il  Padre, unione con noi da parte di Dio, unione  con Dio da parte nostra.  

L’Intelletto sarà l’apertura del fiore  mentale, la mente concreta sarà fecondata dal  nuovo respiro, la Verità ci offrirà le sue  preziose perle.  

La mente dischiusa dall’amore, libera dalle  leggi degli istinti e degli impulsi egoistici, sarà  dotata del dono del Consiglio e avrà pace in  una conoscenza illimitata.  

La Forza abiterà nel cuore che non tremerà  più per le avversità e le tentazioni, e sarà  nell’amore il signore delle forze della natura  conoscendole nel loro profondo.  

Una nuova qualità colmerà l’uomo  interiore, la Pietà, guida sicura verso il segreto  cuore delle creature, risposta instancabile a  tutte le domande d’amore.  

Il Timore verso l’Assoluto silenzioso  perderà il suo terrificante aspetto, si libererà  da ogni forma di paura, e manifesterà il suo  vero volto di umile amore verso il Padre e le  sue creature.  

Il nuovo respiro, rinnovando l’uomo  intero, sarà l’inizio di un canto nuovo, il canto  che nasce dal cuore che crede soltanto nella  vita, il canto del cuore che ha ritrovato la  figliolanza divina. Non ci sarà più morte, ma  vita; non più dolore, ma gioia; non più  disperazione: ogni uomo saprà di essere una  viva pietra del nuovo tempio che lo Spirito  innalza nell’uomo e con l’uomo.

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