3 luglio 2022 – XIV DEL TEMPO ORDINARIO  

Anno C – Is 66,10-14c; Sal 65; Gal 6,14-18; Lc 10,1-12,17-20

IL REGNO DI DIO È GIUNTO 

Giovanni Vannucci O.S.M. «Il Regno di Dio è giunto» Anno C in La vita senza fine

La pagina del Vangelo di Luca 10, 1-20 ha costituito sempre, nel corso dei  secoli della vita cristiana, un’energica spinta a ritornare alla purezza delle origini  evangeliche. Anche su di noi, agguerriti annunciatori della parola cristiana, dotati di  strumenti culturali e pedagogici raffinati, essa esercita il fascino delle cose vere e  semplici perdute, e ci costringe a esami severi di fedeltà e di vita. 

 Gli operai della nuova mietitura sono inviati al lavoro inermi, come agnelli;  privi di ogni garanzia, per l’oggi e per il domani; il messaggio che devono  trasmettere è una parola: pace, non dotte ed elaborate formulazioni sulla storia della  salvezza o altro; la pace, annunciata, vissuta dal messaggero prima di tutto e anche  prima di essere formulata. La pace che scaturisce dalla riconciliazione avvenuta della  terra e del cielo, della materia e dello spirito, in colui che la proclama. 

Nei settantadue discepoli è avvenuta una profonda mutazione compiuta  dall’incontro con Cristo, la persona in cui l’infinito e il finito, l’eternità e il tempo si  sono fusi facendo nascere l’uomo vero, l’uomo eterno, l’uomo cui tutte le coscienze  umane sono protese. 

Questa pace attuata in Cristo e da loro sperimentalmente provata, i discepoli  annunciano a tutte le creature. Non predicano nuove teologie, nuove morali, nuovi  culti, né nuovi oggetti di culto, ma la pace che nell’invisibile è sempre e per sempre  in atto e che sulla terra è offerta agli uomini dotati di buona volontà, della volontà di  far combaciare la loro volontà umana con quella dell’invisibile Dio, il loro volere  frammentario con la verità del volere divino. 

E si presentano spogli di tutto, di forza esteriore, di provviste, di apparati di  potenza: senza denaro, senza sicurezze terrene, scalzi e gioiosi annunciano, nella  pura semplicità, la nuova onda di pace che nasce da Gesù Cristo, destinata a  travolgere in nuova realtà divina e umana le coscienze pronte ad accoglierla. Un solo  interesse li anima: l’annuncio della pace; chi l’accoglie dimostrerà di essere figlio  della pace, a chi la respinge verrà detto: «Sappiate che, nonostante la vostra ripulsa, il  regno della pace è venuto». 

Da dove viene questa gioia libera, disinteressata dell’annuncio della pace?  Non certo dall’avventura in cui vengono gettati da Cristo, avventura che li esponeva  all’incomprensione e all’ostilità dei correligionari. Essa nasceva piuttosto dalla  consapevolezza di essere gli annunciatori della novità della manifestazione divina  compiuta, nei loro giorni, in Gesù Cristo. 

Per questo la buona novella che proclamano non ha bisogno di sostegni  terreni, non di mezzi, non di dottrine, non di templi, non di riti. Vivono l’ebbrezza  della pace e la comunicano gioiosamente, e i cuori si aprono a una nuova fraternità,  gli ammalati ritrovano il vigore, le densificazioni tenebrose si dileguano.

La sorgente ultima della loro gioia è nel fatto che «i loro nomi sono scritti nel  cielo» (Luca 10, 20). Non per i loro meriti accumulati con opere buone, ma per aver  ascoltato e accolto la nuova parola che in Gesù Cristo si era espressa. 

Questo fatto ci rivela una realtà del mistero dell’esistenza: la vita storica si  svolge su un piano di eventi conoscibili e definibili, la «storia esteriore»; al di là di  essi esiste un divenire profondo di cui gli eventi fenomenici costituiscono una  risposta che può esprimersi in opposizione o in accettazione, in un’inquietudine o  nella riaffermazione della validità delle forme concrete accettate. Una città si apre alla  novità, un’altra si oppone; due sono impegnati nella macinazione del grano, uno  risponde e uno si rifiuta. 

Chi accetta, chi risponde spogliandosi delle vecchie sicurezze, rinunciando alle  protezioni istituzionali, toccando il suolo della terra con piedi nudi, viene travolto  dalla nuova onda di vita divina, e vive nella pace che nessuna istituzione terrena può  dare. Vivendo nella pace trasmette la pace, e la pace sarà la nuova forza divina che  risveglierà e rinvigorirà le coscienze umane. La pace si comunicherà per vie sottili,  impalpabili, ma sarà una reale energia divina trasformatrice. 

L’unica preoccupazione dell’annunciatore è di essere infinitamente piccolo – senza borsa, senza capitali, senza calzari –; allora il suo annuncio sarà infinitamente  grande. Se invece l’annunciatore vorrà essere infinitamente grande – molte borse,  molti possessi, molto potere temporale –, allora, proporzionatamente, l’annuncio  diventerà infinitamente piccolo, impercettibile, soffocato. 

L’annunciatore è fiaccola senza fiamma visibile, messaggero senza parole;  l’unica sua ricchezza è l’essere ricolmo della nuova parola di Dio. Dall’alba al  tramonto una sola cosa domanda: di essere nuovo e che vengano inviati uomini  nuovi! E il suo passaggio fa crollare il vecchio mondo: «Ho visto Satana cadere come  folgore dal cielo!» (Luca 20, 18), e la nuova terra fiorisce, il nuovo tempio accoglierà tutti coloro che sono senza poteri temporali! 

L’uomo è stato creato per la pace, per la gioia, per la pienezza della vita;  quando il suo passo s’inoltra sul sentiero nascosto della presenza divina che sostiene,  alimenta, feconda la vita esteriore, raggiunge la pace e può annunciarla.