28 Agosto 2022 XXII DEL TEMPO ORDINARIO 

Anno C – Sir 3,19-21.30-31 (NV); Sal 67; Eb 12,18-19.22-24a; Lc 14,1.7-14 

L’AMORE IMMOTIVATO 

Giovanni Vannucci, in La Vita senza fine, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano  1985. «L’amore immotivato», 22a domenica del tempo ordinario. Anno C,, Pag. 178-181  

Gesù, invitato a pranzo da uno dei capi religiosi del suo popolo, osservò come molti ospiti  discutevano per decidere chi doveva sedere a capo tavola e chi più vicino o lontano dai notabili.  Con fine senso realistico e ironico, osserva che l’invito a pranzo è un gesto di amicizia per  consumare dei cibi con semplice gioia; la ricerca dei primi posti a tavola è l’espressione di una  vanità che niente ha a che fare con la gioia di consumare insieme un pasto con amici, anzi ne  costituisce un avvelenamento.  

«Quando sei invitato a pranzo, scegli con semplicità l’ultimo posto, lascia al capotavola la  libertà di chiamarti più vicino a lui […]. Se poi tu fai un pranzo, invita alla tua tavola i poveri, i  reietti, quelli che non possono darti niente in contraccambio. Compi un gesto di amore  disinteressato, la ricompensa ti sarà data sul piano dell’infinita coscienza di Dio, a essa la tua  gioiosa liberalità ti introdurrà» (cfr. Luca 14, 8-14).  

La grande catena dell’amore universale viene tracciata e indicata da queste semplici parole:  «Dona a chi non può contraccambiarti il tuo dono, offri i tuoi pranzi a chi non può invitarti a sua  volta. Se inviti chi può restituirti il pranzo, tu non esci dai confini di un misero egoismo; invita chi  non potrà renderti il contraccambio, in tal modo la tua gioiosa generosità ti aprirà un credito presso  il Padre che è nei cieli» (cfr. Luca 14, 12-14).  

Ogni azione umana crea continuamente dei vuoti e dei pieni, apre delle parentesi che  dovranno venir chiuse.  

Se l’uomo fa il male come reazione al male, chiude una parentesi aperta dal male inferto; se  fa il male per il male, apre una parentesi creando un vuoto che gli attirerà del male. Cosi avviene  per il bene. Se l’uomo usa generosità per attirare generosità, apre e chiude questa parentesi; ma se è  generoso con chi non potrà ricambiarlo, apre un vuoto di bene in cui entrerà dell’altro bene per  colmarlo.  

Quando uno fa del male come reazione a un male, chiude la parentesi del male; in questo  caso vige la legge del taglione, chi è stato offeso può domandare giustizia: giustizia che è sempre  una larvata forma di vendetta e, una volta soddisfatta l’esigenza di giustizia, la parentesi è chiusa,  l’offensore ha pagato, non deve più nulla; l’offeso non ha più alcun diritto. Ma se chi ha ricevuto  l’offesa non reagisce, l’offensore apre in sé un vuoto che sarà fatalmente ricolmato da un’altra  offesa, anche se interviene il perdono dell’offeso.  

Una legge severa presiede a questi meccanismi; così colui che fa il bene, e di questo riceve  la ricompensa e la gratitudine del beneficato, chiude la parentesi, e il benefattore ha ricevuto la sua  ricompensa; se invece la generosità è gratuita, se l’amore non è limitato da nessuna finalità, se  qualcuno rivolge la sua forza di amore e di dono a chi non potrà rispondergli con altra  generosità e amore, si stabilisce una corrente di vuoto che sarà colmata da altra generosità e  da altro amore. 

Le nostre azioni, le nostre opere di cristiani dovranno essere contrassegnate dall’apertura di  una assoluta gratuità: questa stabilirà un continuo flusso di bene e di grazia tra il cielo e noi. E ci 

libererà da tutte quelle solidificazioni create dall’ambizione vanitosa di porre una finalità alle nostre  azioni, anche a quelle che riteniamo più conformi alle qualità cristiane. Amiamo «per», preghiamo  «per», facciamo delle opere sociali «per»; motivare l’amore non è amare, avere una ragione  per donare non è dono puro, avere una motivazione per pregare non è preghiera. 

Cristo ci dice: «Se dai un bicchier d’acqua a chi ha sete, nel mio Nome, non lo dai  all’assetato, ma a Me!» (cfr. Matteo 25, 35 s). «Nel Nome del Signore» vuoi dire nella più assoluta  gratuità, nell’amore più libero e oggettivo, nella vastità della Coscienza divina che a noi si è rivelata  come Pane e come Vino.  

La finalizzazione dell’amore porta all’affermazione di lottare perché questo nostro amore si  affermi, alla necessità di essere più forti, più abili, più tortuosi per imporlo, alla necessità di apparire  portatori dell’amore, alla necessità delle mille strutture per renderlo obbligatorio. Quando saremo  soltanto amore, dono e preghiera, come è Dio e il suo Cristo? 

«Ai tuoi pranzi non invitare gli amici, i potenti, i consanguinei […]. Al contrario invita i  poveri, i reietti, gli storpi, che non avranno mai di che ricompensarti» (Luca 14, 12-14). Il tuo amore  sarà immotivato come l’amore del Padre che è nei cicli, il tuo dono sarà l’offerta pura e  incontaminata che è accetta a Colui che crea, ama, dona per la pura gioia della creazione, del dono,  dell’amore! Altrimenti creerai delle strutture, dei modelli, delle forme che ti faranno sentire  potente, generoso, buono, e perderai te stesso e le tue opere nelle strettoie del secolo presente!  Ti sei mai domandato se lo sbocciare di un fiore, il canto dell’usignolo, il brillare di una stella  sono motivati? Impara dai gigli dei campi, dagli uccelli dell’aria la grande lezione del dono puro e  immacolato da finalità!  

Solo colui che ha raggiunto il senso della sua eternità può non dare importanza al tempo e  alle egoistiche esigenze del tempo. Solo colui che è forte ama senza porsi dei perché; solo colui che  è forte dona generosamente e instancabilmente come il Creatore della vita. Cristo ci addita la via  per diventare forti, ricchi, per attuare l’essenzialità del regno di Dio, essenzialità che è  potenza di spirito, e che qualcuno raggiungerà quasi a sua insaputa, come il contadino che  lavorando il campo trova un tesoro, altri invece conquisterà per appassionata ricerca, come il  mercante di perle.