21 Agosto 2022 – XXI DEL TEMPO ORDINARIO  

Ger 38,4-6,8-10; Sal 39; Eb 12,1-4; Luca 12,49-53 

LA PORTA STRETTA 

1Giovanni Vannucci, La vita senza fine, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS,  Milano 1985; «La porta stretta». 21a domenica del tempo ordinario – Anno C; Pag. 175-177. 

La metafora della «porta» si trova nel linguaggio religioso di tutte, o quasi, le  popolazioni della terra. Essa indica il passaggio tra due spazi, tra due mondi, tra il conosciuto  e lo sconosciuto, tra il proprio paese e l’incognita del territorio straniero, tra la luce e la  tenebra: la porta si apre su un mistero.  

La porta stretta indica specificamente la porta del sole: concependo il cosmo terrestre  come una cupola al cui centro è il sole, la porta del sole è quel sottile passaggio che si apre  oltre lo spazio terrestre, e che introduce oltre le limitazioni della condizione umana, del regno  umano, e dischiude il Regno dei cieli. 

L’espressione della «cruna d’ago» (Luca 18, 25), con altra immagine, riproduce la  stessa metafora della «porta stretta» (Luca 13, 24).  

Nel quarto Vangelo Gesù indica se stesso come «la porta» dell’ovile (Giovanni 10, 7),  rivelando con queste parole di essere il punto di passaggio tra i valori del secolo presente e  quelli del secolo venturo; l’incrocio d’inversione tra le forze di un mondo aggressivo e quelle  creatrici e costruttive del Regno da Lui instaurato; la soglia del cambiamento di tutte le  valutazioni dell’uomo terreno in quelle dell’uomo celeste, cosicché i primi del mondo  aggressivo saranno gli ultimi nel Regno dei cieli.  

Le forze del basso sono simmetriche a quelle dell’alto, il loro punto d’incontro è  Cristo che è per questo la «porta stretta», la «cruna d’ago», attraverso la quale passano le  coscienze che si sono liberate da ogni pesantezza. Attraverso la «porta stretta» entrano le  coscienze liberate e discendono sulla terra le energie redentrici della Luce eterna incarnata.  

La «porta stretta» per la quale dobbiamo passare è l’inversione di tutti i valori sui quali  edifichiamo la città terrena. Per questo la vita del seguace di Cristo è combattimento continuo  contro le proprie limitazioni terrene e culturali, contro tutti i legami della carne e del sangue;  egli, in Cristo, rinnova la vita, ma la rinnova nell’urto coraggioso e nel coraggioso andare  contro la corrente del mondo, per seguire la corrente che scende dall’alto. Per questo il  seguace di Cristo, se vuole passare attraverso la «porta stretta», si pone al di fuori delle  società costituite, per varcarla da solo, perché ogni uomo è solo e solo deve portare se stesso  nel Regno del Padre.  

La società implica compromesso, legami, impedimenti al raggiungimento del fine  supremo che è la rinuncia perfetta a ciò che viene dalla carne e dal sangue, che è in ultima  analisi la morte dell’uomo vecchio, dell’uomo separato, separante e causa di separazione.  L’abolizione di quelle separazioni che dividono l’uomo in specie tra loro ostili, quasi razze di  animali selvaggi, abolizione che nasce dalla presa di coscienza della divina paternità per tutti  gli uomini, per cui la carità e il misterioso amore divino uniscono i cuori e le coscienze in  un’aspirazione comune.  

Chi amerà il padre e la madre più di Cristo, non potrà logicamente uscire dal cerchio  del sangue, né varcare la «porta stretta» per accedere alla divina adozione di figli. Molti 

diranno: «Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze.  Ma Egli dirà: non so di dove siete» (Luca 13, 26-27). Egli riconoscerà solo quelli che  avranno varcato la soglia della «porta stretta» e saranno entrati nella pienezza della libertà  dei figli di Dio.  

I presupposti del mondo nuovo di Dio rendono necessarie la frantumazione dei vincoli  carnali e la so stanziale mutazione dei ritmi terrestri. Il padre e la madre sono il passato, i figli  sono il futuro. Per il figlio di Dio non esiste il passato o il futuro, non esistono ricordi o  speranze, ma un eterno presente, una realtà immanente caratterizzano la coscienza del  credente nella divina figliolanza. Il Padre che è nei cieli fa che i figli che sono sopra la terra si  sentano fratelli fra di loro.  

Per chi ha varcato la «porta stretta», non esiste il ricco e il povero, il dotto e  l’ignorante, il buono e il cattivo, il libero e lo schiavo, esiste l’Uomo ed esso è il figlio del  Padre.  

Un mondo nuovo, un ritmo nuovo si aprono al di là della «porta stretta»: in essi il  padre e la madre, i figli secondo la carne e il sangue, diventano essenzialmente fratelli in Dio,  nel Padre, l’unico Padre, l’unico principio e il fine supremo di tutto e di tutti.  

Certamente il passaggio della «porta stretta» travolge e rinnova ogni cosa, infrange i  vincoli della corruzione, spezza i legami della separatività, distrugge i limiti della carne, apre i  campi infiniti dell’amore.  

Nella morte della carne, nell’abbandono della terra che è al di qua della «porta stretta»,  si assiste al prodigio della nascita dello spirito; ciò non avverrà senza lotta e senza strazio.  Comprendiamo perciò le dure parole che Cristo rivolge – nel testo evangelico di  Luca 13, 22-30 – a chi, pur avendo subito il suo fascino, non ha avuto il coraggio di seguirlo  nel Regno che è al di là della «porta stretta», e comprendiamo meglio queste altre parole di  Cristo: «Son venuto a portare la spada, non la pace!» (Luca 12, 51). Gesù ama e vuole essere  amato del suo stesso amore, più del padre e della madre, più dei figli, sopra la carne e il  sangue, nello spirito. Assoluto nell’assoluto, eterno nell’eterno.