18 Settembre 2022 XXV DEL TEMPO ORDINARIO 

Anno C – Am 8,4-7; Sal 112; 1Tm 2,1-8; Lc 16,1-13 

FATEVI DEGLI AMICI! 

Giovanni Vannucci O.S.M., «Fatevi degli amici!» – Anno C; in La vita senza fine 

Un fattore fu accusato di dissipare i beni del padrone, venne chiamato a render conto  della sua amministrazione. Prima di andare dal proprietario, chiamò i debitori e ridusse  notevolmente le loro obbligazioni. Il padrone, contrariamente alle aspettative, lodò il fattore  infedele perché aveva operato con accortezza. Gesù concluse 

Fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste, affinché quelli che avrete con esse aiutato, vi  accolgano nei tabernacoli eterni (Luca 16, 9). 

Gesù apprezza l’operato del fattore, egli è sempre pratico, ama passare per le vie  più brevi e attuare le conoscenze più semplici. Per ognuno indica il mezzo di salvezza: quale  mezzo di salvezza avrà colui che è infedele al suo Signore? Uno solo: fare il bene comunque.  Il bene è sempre bene, è comunque bene. L’elemosina anche fatta da un ladro non cessa di  essere elemosina. 

 Gesù è realista; egli sa i sentimenti di chi è beneficato; questi sentimenti contano,  solo questi. Tu hai fatto il male, hai accumulato iniquamente delle ricchezze, sei stato  disonesto? Fa’ del bene, sii generoso, soccorri il misero, fatti degli amici! Farsi degli amici!  Gesù insiste su questo concetto: farsi degli amici; l’uomo è legato all’uomo dalle opere oltre  che dai pensieri, e un’opera buona è, e sempre rimane, un’opera buona. Anche se hai fatto  il male, cerca di fare il bene; esso ti sarà contato; quindi, fatti degli amici! Una favola  buddhista ci soccorre a capire la parabola del fattore infedele: 

Morì una tigre, i geni della natura si riunirono per giudicarla, citando come testimoni tutti  quelli che erano stati vittime della sua ferocia. Le accuse fioccarono, il tribunale stava per  condannare l’assassina, quando si levò una voce che diceva: «Io debbo alla tigre la mia  vita!». Un leprottino, timido, si avanzò e rese testimonianza: «La tigre mi ha salvato la  vita! Ero inseguito da un cane feroce, quando lo vidi girare su se stesso e fuggire veloce.  Nella foresta echeggiava il grido della tigre, feroce per essere stata risvegliata dalla nostra  corsa! Io mi feci piccino piccino, la tigre non mi vide, la sua presenza mi aveva salvato dal  cane feroce. Sono grato alla tigre; se non avesse fatto fuggire il cane, esso mi avrebbe  sbranato». Il tribunale concluse: «Il leprotto ha ragione: dobbiamo riconoscere che la tigre  ha compiuto, anche se involontariamente, una buona azione». 

Questa leggenda ci dà una chiave per comprendere la parabola del fattore infedele;  l’una e l’altra insegnano che il bene è, e resta bene da chiunque sia fatto, non solo, ma che  chi riceve questo bene sente come un legame, un debito d’amore. 

Fare il bene è molto più facile che fare il male; fate il bene, valetevi anche delle vostre  cattive inclinazioni per esercitare una pressione sul destino. Anche le ricchezze male  acquistate possono essere uno strumento di salvezza se impiegate a sollevare la miseria.  Non muta di certo la posizione davanti alla divina giustizia, ma avremo dei testimoni a  discarico che peroreranno per noi. 

Fate il bene con il vostro stesso male, operate con generosità, la generosità sarà l’unica  cosa che non rimpiangeremo di aver esercitata. La misericordia, sposandosi alla giustizia, 

suggerisce un motivo di speranza a chiunque; avere qualcuno che desideri pregare per noi  è già promessa di salute. Creare dei vuoti di bene nel colmo del male, perché quel bene  attragga altro bene per crearci un patrimonio celeste. 

Quali sono le ricchezze ingiuste? Tutte, tutte quelle che non sono il frutto del lavoro,  che si acquistano sfruttando i nostri simili, o nel lavoro o nella vanità, tutto ciò che è dono  del caso, dell’arbitrio o della lusinga. 

C’è la miseria universale, c’è chi vive della miseria e sono i religiosi e i politici, c’è chi  ha paura della miseria e sono i possidenti, c’è chi specula sulla miseria e sono i banchieri e i  facitori di miracoli, i progettatori di vie spirituali dietro la ricerca di aumento di capitali. 

Ricchezze ingiuste, ricchezze che non possono legittimamente tenersi per nostre,  come il fattore non poteva ritenere per suo il bene del padrone; e poiché, di questo bene non  suo, era ancora l’amministratore, pensa di servirsene per farsi degli amici. Non fugge il  tesoro, neppure lo distribuisce o lo nasconde, lo divide tra i più indigenti, perché domani,  quando lui sarà povero, lo accolgano amichevolmente nelle loro case. Per questo, Gesù  consiglia di farsi degli amici con le ricchezze ingiuste. 

La parabola del fattore infedele è la parabola della comune umanità; sia meditata da  ognuno e ognuno ne segua il consiglio: opponga allo sdegno del padrone la gratitudine del  misero confortato. Fate sempre del bene, anche con ciò che servì a fare il male. Il bene non è  mai inutile. 

Quante ingiuste ricchezze vengono date a noi uomini! Ingiuste perché gratuite nel  più assoluto dei modi, perché spoglie di ogni sforzo e di ogni laboriosità umana. I conti ci  saranno richiesti più presto di quello che crediamo, e ci troveremo nudi davanti alla bufera  dell’indignazione divina. Non ci saremo fatti degli amici! Più miseri della tigre della  leggenda buddhista, non avremo in nostro favore neppure la preghiera del leprotto salvato  per caso. 

Se il diavolo ha il triste potere di fare che il bene sia male, Dio dal male sa sempre  cavare il bene; non diciamo: ecco, io ho fatto tanto male, è inutile che cerchi ora di fare il  bene. No, il bene non è mai inutile!