I DOMENICA DI QUARESIMA 

Anno B – Gen 9, 8-15; 1Pt 3, 18-22; Mc 1, 12-15 

DAL DESERTO DELLA PROVA ALL’OASI DELLA PACE 

Giancarlo Bruni O.S.M., in Buona cosa è il sale, ed. Servitium ed. a Cura del Priorato di Sant’Egidio – Sotto il Monte  (BG) pag. 45-47; 1.a Domenica di Quaresima – Anno B

  1. Il tempo di quaresima viene e si consegna con  pagine che parlano di Gesù e in Gesù a noi e di noi:  egli, infatti, è la parola nascosta nella pagina che  parla al nostro udito, parola che apre gli occhi sulla  nostra nascosta verità. Una opportunità unica, domenica dopo domenica, a cominciare con il  racconto della tentazione di Gesù. 
  2. Un racconto estremamente conciso, due soli  versetti, in cui a ogni vocabolo è sotteso un universo  di storia e di significati: «E subito lo Spirito lo  sospinse nel deserto e nel deserto rimase quaranta  giorni, tentato da Satana. Stava con le fiere selvatiche e gli angeli lo servivano» (Marco 1, 12-13). Il «subito», caratteristica di Marco (cf. Marco 1,  18.20.21. 29.42; 2, 12s), lega la tentazione a quanto  la precede, la proclamazione di Gesù come Figlio  amato e unico nella sua relazione con il Padre, Figlio  su cui scende lo Spirito o Soffio divino (cf. Marco 1,  10-11) il quale immediatamente, simile a forte  vento, lo spinge nel luogo della prova, il «deserto», e  per un tempo preciso, «quaranta giorni» di prova  continua. Il fatto che sia lo Spirito a smuovere un  Gesù, forse riluttante (cf. Marco 14, 35-36), qualifica  ciò che sta per accadere come “tentazione-prova” diversa dalla “tentazione-astuzia”. La prima è da  Dio, e solo questa lo è (cf. Giacomo 1, 13), quella, ad  esempio, patita da Abramo, Isacco e Giacobbe (cf.  Giuditta 8, 26-27), da Israele nel deserto (cf. Deuteronomio 8, 2; 13, 4) e, in definitiva, da ogni uomo  sotto il sole (cf. Giobbe 7, 17-18). Sì, «la vita è un  combattimento» (Giobbe 7, 1). Scopo di tale prova poi è il «saggiare il cuore», il  verificare, cioè, se il sì a Dio e alla sua via regge o  soccombe alla “tentazione-astuzia”, il cui prototipo  narrativo è la seduzione patita da Adamo ed Eva, e  nei progenitori ciascuno legga sé stesso. Tentazione  la cui mira è la “rovina del cuore” iniettando in esso  un’immagine perversa di Dio e della sua via, un Dio  subdolamente nemico dell’intelligenza, della libertà  e della felicità dell’uomo, un Dio da cui emanciparsi in nome della propria dignità e della propria  realizzazione.
    Gesù è il riassunto di questa trama millenaria, di  questo essere posti tra Dio e ciò che rappresenta, il  bene, e l’avversario di Dio e ciò che rappresenta, il  male. La voce che al battesimo lo proclama e ci  proclama figli amati è inscindibile dalla voce che nel  deserto vi getta un’ombra di sospetto.
    Tentazioni a cui non si può sfuggire e lo stesso  Gesù rivive sia la tentazione-prova evento dello  Spirito, dell’iniziativa cioè del Padre, e la  tentazione-astuzia evento di Satana, l’avversario.  Un faccia a faccia per quaranta giorni, evocazione  dei quarant’anni di Israele nel deserto e dei  quaranta giorni di Mosè (cf. Esodo 24, 18) e di Elia  (cf. 1Re 19, 8) nel deserto, numero che dice  compiutezza. Nel cammino dell’uomo vi sono tempi  necessari di prova che vanno interamente  consumati, a cui non si può sfuggire, anche se  comprensibilmente non desiderati. Un occhio  contro occhio nel deserto e non casualmente, nel  suo essere al contempo luogo ostile, senza appigli,  arido e appuntato di oasi, il deserto diviene  metafora dell’uomo all’uomo nemico, dell’uomo  obbligato a scegliere, senza alternative all’aut-aut,  all’o-o, e dell’uomo che in base alla scelta fatta può  convertire la sua aridità in oasi presso cui gli  abitanti del deserto trovano ristoro.
    E quale sia stata la risposta di Gesù lo dice la  stupenda immagine del suo stare pacifico e  pacificante in compagnia di fiere e di angeli, in  armonia con il mondo terrestre e celeste e in  rapporti di lieti annunci nei confronti del mondo  umano (cf. Marco 1, 14-15). L’intenzione  dell’evangelista è chiara: Gesù è il nuovo Adamo e  l’Israele riuscito, in lui la creazione è ricondotta al  suo in principio e il sogno isaiano della riconciliazione cosmica (cf. Isaia 11, 1-9) si adempie.
    In lui il segno che il sì a Dio non significa diminuzione dell’uomo, ma nascita a primavera per l’uomo,  oasi di ospitalità nel deserto ostile della vita, oasi di novità amica nella consuetudine di giorni  nell’inimicizia. 
  1. Questa parola è rivolta a noi e parla di noi  ricordando che prima o poi, sulle orme del Maestro,  giunge il tempo della grande prova: «Il Signore è in  mezzo a noi, sì o no?» (Esodo 17, 7). E altresì  ricordando che è possibile uscirne vincitori in  Cristo: «Per essere stato messo alla prova e avere  sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto  a quelli che subiscono la prova» (Ebrei 2, 18).  L’importante è non essere trovati soli quando le  ragioni del no, e ciascuno ha le sue, sembrano  imporsi con ragionevolezza alla coscienza;  l’importante è l’entrare nella prova e il vivere la  prova in sua compagnia facendo proprio il suo sì  che dichiara, nonostante tutto, che Dio è amore ed è  vicino a chi è posto nella prova, facendo di lui una  umanissima oasi di pace, aperta alla carovana dei  cercatori di senso, e a ogni animale, fiore e angelo.  Una maniera altissima di essere che nessuna  seduzione può strappare dal cuore, iniziati a sapere  chi ti mette alla prova per plasmarti in uomo vero e  chi solo per strapparti alle mani del vero vasaio.

Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose.

Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI).