III di Pasqua

Anno C At 5,27b-32.40b-41; Sal 29; Ap 5,11-14; Gv 21,1-19

I DUE CONTINUATORI

Giovanni Vannucci, «I due continuatori», 3a domenica di Pasqua. Anno C, in La Vita senza fine, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1985, Pag. 79-81.

Cristo era apparso già due volte ai discepoli, secondo la narrazione di Giovanni: la prima a Maria di Magdala, la seconda a tutti i discepoli, ai quali aveva trasmesso lo Spirito della pace e del perdono; la terza è quella che leggiamo nel testo evangelico di Giovanni 21, 1-19.

Le manifestazioni di Cristo non avevano sospeso il senso concreto della vita nei discepoli; Pietro e i suoi compagni sono ancora e rimangono dei pescatori che continuano a compiere il loro lavoro; nessuna suggestione è in loro, e l’evangelista lo nota con cura: «In quella notte non presero nulla» (Giovanni 21, 3). Dopo aver passato una notte in barca a pescare, tendendo sensi e nervi nella cattura dei pesci, e non avendo preso nulla, non erano per nulla disposti al misticismo, alla trascendenza di una visione.

Al mattino Gesù apparve sulla riva, i discepoli non lo riconobbero. Disse loro: «Gettate la rete sul lato destro della barca e troverete». Ed essi la gettarono e la tirarono su così piena di pesci che quasi si rompeva. Il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro si cinse la veste e si gettò nel mare; gli altri vennero con la barca – non erano molto distanti da terra -, traendo la rete colma di pesci (cfr. Giovanni 21, 4-8).

Il quadro è splendido nella sua forza descrittiva; in questi uomini che credono cosi, con calma e semplicità, nulla appare che riveli uno stato di esaltazione mentale. Il discepolo amato riconosce Gesù solo quando la rete, gettata su sua indicazione, si riempie di pesci, inutilmente cercati per tutta la notte. Pietro si getta in mare per giungere prima vicino al Signore, gli altri approdano con la barca. Essi credono in Cristo con tutta la passione verginale della loro anima ingenua, e appunto perché vi credono, la sua presenza è per essi normale.

Le narrazioni che riferiscono la Risurrezione di Gesù, viste dall’angolazione dell’anima ingenua dei primi discepoli, fanno cadere tutta la perplessità che tormenta la nostra anima moderna priva di fede semplice. La Risurrezione è per essi non tanto una verità ontologica, quanto una verità dinamica, che li afferra, li trasmuta, li lancia in un nuovo stato di coscienza, in un differente modo d’essere.

«Questa era la terza volta che Gesù appariva loro dopo la Risurrezione» (Giovanni 21, 14). Questa dichiarazione è una decisa presa di posizione; Gesù era ormai una presenza abituale alla mente dei discepoli, essi sapevano che Lui viveva, dove e come non importava; entrava nelle stanze con le porte chiuse, lo incontravano per le strade, si manifestava come un uomo normale sulla riva del mare.

I discepoli si erano abituati alla Risurrezione; era questo un bene, era questo un male? Non se lo chiedevano. L’aver seguito un Dio, l’essere suoi familiari non dava loro alla testa, ma con la semplicità dei fanciulli essi lo attendevano sempre e mai; senza accorgersene vivevano già in Lui.

Amavano Gesù ma senza isterismi, con un amore nativo e spontaneo, con un amore logico com’è logico l’amore per l’aria che respiriamo, per il sole che ci illumina, per il cibo che mangiamo; senza accorgersene realizzavano Gesù come Vita, lo intuivano come Verità, lo seguivano come Via. Chi percorre una strada non pensa alla stessa, per il viandante è logico che vi sia la strada.

Gesù, una volta attorniato dai discepoli, si volge a Simon Pietro e gli chiede:

«Mi ami più di tutti questi altri?» (Giovanni 21, 15). Questa domanda rivela tutta la perplessità che Gesù ha di fronte all’impetuosa immediatezza di Pietro che lo spinge a mettersi sempre davanti agli altri. Con delicata finezza gli ricorda la sua diserzione e le sue tre negazioni. Pietro se ne addolora.

Gesù, tenendo conto del suo risoluto buttarsi avanti, al sepolcro, alla riva del mare, della sua fede ardente, della sua prontezza di agire, di superare tutti nella sua incondizionata dedizione al Maestro, gli concede la prima direzione, il primo governo della sua barca.

Gesù sapeva che Pietro, nonostante le sue debolezze, avrebbe dato la vita per Lui; a questo allude indicando il genere di morte che avrebbe subito: «Da giovane tu andavi dove volevi, da vecchio qualcuno ti porterà dove non vuoi» (Giovanni 21, 18). Espressione enigmatica, che si riferiva a qualcosa d’altro dal martirio.

Pietro segue Gesù; voltandosi vede l’altro discepolo, quello che sul Calvario, dove Pietro non era, ricevette dal Maestro la sua successione spirituale, lasciandolo come figlio della Vergine Madre. Pietro domanda: «E costui?». Gesù continua il discorso della morte di Pietro: «E se voglio che costui non muoia, e rimanga fino a che io ritorni, che t’importa? Tu seguimi» (cfr. Giovanni 21, 21-22).

I due discepoli ebbero una differente missione di testimonianza: Pietro quella della fede pronta e attiva, della direzione esterna e temporale; Giovanni quella della fede ferma e veggente, della direzione interna ed eterna dell’anima della Chiesa. Questa accompagna la prima, e un giorno condurrà Pietro dove non vuole; la missione di Pietro tramonterà in quella di Giovanni, trovandovi l’amore professato tre volte. Quando questo avverrà, la cristianità sarà trasfigurata nella luce della Risurrezione.