Firenze, 11 maggio 2020

Cari fratelli preti, cari diaconi, cari collaboratori pastorali,

accompagno le Indicazioni preparate del nostro Ufficio Liturgico, da me approvate, per orientarci nel dare concreta attuazione alle disposizioni sulla ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo concordate tra la CEI e il Governo Italiano con il Protocollo del 7 maggio scorso.

Questo passo non costituisce ancora una modalità di vita comunitaria fuori dall’emergenza. Lo evidenziano le limitazioni e condizioni con cui si passa dalla celebrazione privata a una celebrazione con il popolo che non si può definire ancora pienamente comunitaria. Peraltro la vita liturgica è solo una dimensione della vita comunitaria e attendiamo quindi che vengano date disposizioni per riprendere l’attività formativa; quella caritativa non è mai cessata, anzi si è intensificata. Limiti e condizioni li condividiamo con una società che deve ancora difendersi dalla diffusione del virus e lo facciamo volentieri come contributo al bene comune. Raccomando quindi estrema attenzione, severe precauzioni, fedele attuazione delle Indicazioni che vi sono trasmesse.

È però anche vero che questo passo ha un significato particolare per noi, specie in rapporto alla ripresa della Santa Messa. L’Eucaristia e con essa la Comunione non sono un qualsiasi atto religioso, ma, come ci ha ribadito il Concilio, la sorgente e il culmine della vita cristiana. Che ora i nostri fedeli possano parteciparvi compiendo pienamente il gesto che Gesù ha chiesto di fare in sua memoria – “Prendete e mangiate…” – deve essere motivo di gioia e parimenti di responsabilità. Questo anzitutto nel dare frutti di vita che mostrino il volto di amore che l’Eucaristia rivela in Gesù e chiede che trasformi noi stessi. In secondo luogo evitando che il ritrovarci insieme possa in qualche modo essere causa di nuove infezioni per disattenzioni, superficialità, voglia affrettata di partecipare senza essere nelle condizioni di età e salute per farlo.

Immagino, inoltre, che le numerose attenzioni e precauzioni da prendere possano essere per qualcuno troppo onerose. Faccio osservare anzitutto che alcune delle più temute condizioni, di cui si parlava nei giorni scorsi, come la sanificazione degli ambienti, non sono presenti nel Protocollo. Ricordo poi che lo spirito con cui dobbiamo affrontare questa situazione è quello di sempre, sentirci cioè a servizio del nostro popolo. La Diocesi è a vostra disposizione nell’orientare ed eventualmente dare sostegno: l’accordo con le Misericordie e quello con gli scout dell’AGESCI va in questa direzione. Infine, se in una specifica situazione, a causa degli ambienti e dei pochi collaboratori o altro, non si ritiene di poter celebrare alle condizioni stabilite dalle Indicazioni, se ne può parlare con noi – Vescovo, Vicario generale, Vicario episcopale per la pastorale, Vicario foraneo – e, dopo esserci confrontati, si potrebbe anche giungere alla conclusione che in quel luogo le celebrazioni pubbliche non riprendono.

Non voglio terminare però con questa prospettiva che sarebbe in ogni caso amara e vi comunico invece un appuntamento che credo ci possa rendere lieti. Sabato 30 maggio alle ore 9.30 in Cattedrale celebreremo la Messa Crismale. Lo spazio non mancherà per accogliervi tutti nel rispetto della debita distanza. Portate con voi camice e stola bianca. La distribuzione degli Oli non avverrà però al termine del rito, per non generare assembramenti, ma verrà concordata da ciascuno di voi con la Sacrestia della Cattedrale per i giorni successivi.

A presto, finalmente.

Giuseppe card. Betori